Planet or plastic: la plastica può essere una risorsa?

È tutto racchiuso in questa foto: qualcosa nella gestione della plastica è andata e sta andando storta.
La cicogna intrappolata nel sacchetto è stata fotografata in Spagna dal fotografo John Cancalosi, che è poi riuscito a liberarla e dunque a salvarla.
Questo scatto l’ho visto durante Planet or plastic – in scena fino al 22 settembre presso il complesso museale bolognese di Santa Maria della Vita – una mostra suggestiva, organizzata da National Geographic, Genus Bononiae, Musei nella Città e Fondazione Carisbo, che è un concentrato di spunti che fanno riflettere sulla plastica, materiale leggero, resistente ed economico, che però va tenuto sotto controllo.

Le plastiche non sono biodegradabili

Se disperse nell’ambiente dall’uomo mettono in pericolo la vita degli animali, che spesso ne mangiano frammenti più o meno grandi scambiandoli per cibo e altrettanto spesso rimangono intrappolati in sacchetti e manufatti plastici, inoltre, la plastica gettata a mare o nei terreni ha un carico inquinante.

inquinamento mare

Potreste obiettare che la plastica si può riciclare, basterebbe impegnarsi in una corretta raccolta differenziata. È vero in parte. Le attuali tecnologie permettono di riciclare solo gli imballaggi, questo vuol dire che nel cestino dedicato alla plastica non possono andare oggetti o manufatti. Ad esempio, se si rompe un giocattolo, una penna, un evidenziatore, una ciabatta e così via, in plastica, vanno gettati nel cestino dell’indifferenziato, appunto perché non sono imballaggi.

plastica

“Allora potremmo sostituire la plastica con la bioplastica, che è biodegradabile e compostabile”, potreste replicare. Non si può, perché le caratteristiche di questo materiale di nuova generazione non ne permettono un uso universale. Tra l’altro, ne approfitto per ricordare che la bioplastica non va gettata insieme alla plastica: il suo fine vita è con la spazzatura organica.

“La plastica biodegradabile non è la soluzione all’enorme problema della plastica, è una soluzione a una parte del problema”, ha affermato a margine di Planet or plastic Filippo Bertacchini, site relations manager di BASF Italia – azienda chimica che investe in tecnologie sostenibili e che un decennio fa è stata tra le prime a realizzare polimeri biodegradabili -. Io concordo con lui.

inquinamento plastica

Il miglior rifiuto è quello che non esiste

Pensare di voler sostituire tutta la plastica con altri materiali ed eliminarla dal Pianeta non è attuabile, non è realistico, insomma è una mera utopia. Bisogna essere pragmatici nell’affrontare il problema delle plastiche. Come? Avviando a riciclo quelle che possono essere riciclate, investendo in nuovi materiali a basso impatto ambientale, mettendo al bando l’usa e getta superfluo (ad esempio le cannucce di plastica, considerando che nei soli Stati Uniti se ne consumano 500 milioni al giorno), producendo materiali plastici che arrivino integri a fine vita senza perdere particelle (microplastiche) e investendo in soluzioni tecnologiche per un maggior riciclo.

Su quest’ultimo punto ho scoperto che BASF sta portando avanti un progetto di riciclo chimico, insieme ad altri partner, per trovare delle soluzioni all’emergenza plastica.
Si tratta di una modalità innovativa per ridare vita ai rifiuti attualmente non riciclabili, come quelli fatti di plastica mista o sporca, che di solito vengono inviati in discarica o bruciati per recuperare energia.

Il riciclo chimico

Col riciclo chimico si sfruttano i processi termochimici e dalle plastiche si ottengono gas di sintesi oppure oli da usare come materie prime nella produzione, sostituendo così una parte delle risorse fossili vergini. I primi prodotti pilota basati su rifiuti in plastica riciclati chimicamente sono già stati realizzati, quindi la via è precorribile.

Aggiungo che il riciclo chimico su larga scala permetterebbe di arrivare a un riciclo del 50% della plastica diventata rifiuto, mentre al momento siamo fermi al 18%. Basti pensare che su 100 oggetti di plastica, 9 vengono riciclati, 91 diventano rifiuti, di questi ultimi 12 vengono bruciati e 79 finiscono in mare.

La plastica è una grande invenzione, ma occorre gestirla in modo corretto, valorizzandone le proprietà e rispettando l’ambiente”. Sono le parole di Andreas Riehemann, presidente e amministratore delegato di BASF Italia.

Come? Un altro percorso intrapreso da questo gruppo aziendale è l’aver fondato a inizio del 2019 l’Alliance to End Plastic Waste, insieme ad 30 aziende, per promuovere soluzioni che riducano ed eliminino i rifiuti plastici nell’ambiente, soprattutto quelli dispersi negli oceani.
Sul piatto è stato messo oltre 1 miliardo di dollari con l’obiettivo di arrivare a 1,5 miliardi nei prossimi cinque anni per sviluppare e commercializzare soluzioni innovative capaci di ridurre al minimo i rifiuti plastici e di gestirli al meglio e nello stesso tempo promuovere soluzioni di riutilizzo della plastica in un’ottica di economia circolare.

mare pulito italia

Eco consigli

Chiudo con dei consigli: andate a vedere la mostra Planet or plastic a Bologna, riducete ai minimi termini l’utilizzo di prodotti plastici e non acquistate prodotti usi e getta tutte le volte che potete farne a meno!

Articolo scritto in collaborazione con Basf italia

Anna Simone

 

 

 

 

 

 

Bottiglie di plastica e non solo, ora su Whatsapp si possono segnalare i rifiuti in mare

Bicchieri di plastica, contenitori di plastica, sacchetti di plastica, piatti di plastica e così via: sono centinaia le tipologie di rifiuti che troviamo sulle spiagge, vediamo sui fondali oppure osserviamo galleggiare in mare.
Che fare? Greenpeace ha lanciato Plastic Radar, un servizio per segnalare la spazzatura plastica utilizzando Whatsapp.
Come? Basta scattare una foto e inviarla al numero +39 342 3711267 (condividendo la posizione), se possibile, facendo in modo che sia riconoscibile il marchio e il tipo di plastica.
Anche se non siamo stati noi a sporcare, dopo aver inviato la segnalazione, è bene gettare quanto trovato nel cestino. Il mare ringrazia!

Attraverso il sito plasticradar.greenpeace.it sarà possibile consultare i risultati e scoprire quali sono le tipologie di imballaggi più comuni nei mari italiani, a quali categorie merceologiche appartengono, se sono in plastica usa e getta o multiuso e da quali posti arriva il maggior numero di segnalazioni.

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“Le spiagge e i fondali marini stanno soffocando. Con questa iniziativa invitiamo tutti gli amanti del mare a non rassegnarsi a convivere con la presenza di rifiuti in plastica, ma ad accendere i riflettori su questo inquinamento che rappresenta una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi”, dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.
“L’iniziativa, oltre a far luce sui rifiuti in plastica più presenti nei mari nostrani, vuole individuare anche i principali marchi che continuano a immettere sul mercato enormi quantitativi di plastica, per lo più usa e getta, non assumendosi responsabilità sul corretto riciclo e recupero”, aggiunge Ungherese.
Sono numerosi gli oggetti plastici monouso che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. Secondo le segnalazioni che stanno arrivando a Plastic radar, tra gli abbandoni selvaggi nei nostri mari e spiagge spiccano:

  • bottiglie
  • confezioni per alimenti
  • frammenti

 

Oltre il 90% della plastica prodotta non è mai stata riciclata e quando finisce in mare può restarci per secoli: un sacchetto impiega fino a 20 anni per degradarsi, una cannuccia o una bottiglia impiegano fino a 500 anni, un contenitore in polistirolo fino a 1000 anni.
Ricordiamoci di usare meno plastica, di gettarla negli appositi cestini dopo l’uso. e salviamoci il numero per le segnalazioni (+39 342 3711267).

 

Anna Simone

 

 

 

 

La plastica eccessiva si combatte anche rinunciando alle cannucce

Magari non ci pensiamo neanche, ma sorseggiare le bibite usando le cannucce contribuisce all’inquinamento, considerando che servono 500 anni per smaltirle. E’ una stima, ma chissà se basteranno.

In tutto il mondo si utilizzano quotidianamente più di un miliardo di cannucce, solo negli Stati Uniti ogni giorno se ne consumano 500 milioni, secondo i dati della Plastic Pollution Coalition, mentre in Europa, compaiono tra i primi 5 rifiuti raccolti sulle coste.

Il paradosso è che le plastiche monouso, come le cannucce, si utilizzano soltanto una volta, per pochi minuti, e in molti casi finiscono nei nostri oceani, dove restano per centinaia di anni, sminuzzandosi in pezzi sempre più piccoli che vengono ingeriti dai pesci, entrando purtroppo nella nostra catena alimentare. Non a caso nel 71% degli uccelli marini e nel 30% delle tartarughe è stata trovata plastica nello stomaco, come dimostrano le ricerche citate dallo Strawless Ocean Movement. Eppure bastano piccoli cambiamenti per contribuire a combattere l’impatto dell’inquinamento marino. Marevivo sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione per ridurre l’uso della plastica monouso con le cannucce e io non posso che esserne felice.

L’associazione ambientalista chiede a bar e ristoranti di non distribuire più cannucce in plastica ai clienti, di non inserirle automaticamente nelle bevande e di spiegare ai consumatori l’importanza di rinunciare a usarle per ridurre l’impatto della plastica sull’ambiente. A chi ne farà richiesta, per motivi medici o altro, sarà possibile offrire una cannuccia ecologica in carta, vetro, acciaio o bambù.
(Agli esercenti interessati ad aderire ecco come fare)

Problematiche legate alle cannucce

-Le cannucce creano problemi alla fauna e l’ecosistema marino quando arrivano fino al mare. Entrano nelle narici delle tartarughe e sminuzzandosi in pezzi più piccoli vengono ingerite da uccelli, pesci e mammiferi.

-Le cannucce si usano per soli 20 minuti ma restano nell’ambiente per sempre. A livello mondiale si producono centinaia di milioni di tonnellate di plastica ogni anno, circa il 50% è “usa e getta” come le cannucce, gli imballaggi e le stoviglie, e il 90% non viene riciclato.

-Le cannucce non possono essere riciclate perché non riescono a essere catturate dagli impianti di smaltimento.

Cosa stiamo aspettando? Rinunciamo alla cannuccia!

Anna Simone

Aziende del gelato rendete green le confezioni

Un tripudio di nuovi gusti per i gelati confezionati in vaschetta. Accostamenti innovativi di sapori, capaci di rendere più dolci le nostre giornate. Ma a rendere le confezioni meno inquinanti non pensa nessuno?

L’ultima volta che sono stata al supermercato mi sono soffermata a lungo nel reparto gelati e surgelati, arrivando alla conclusione che le confezioni hanno troppa plastica. A mio avviso bisognerebbe fare un passo avanti e investire in questa direzione. Certo la plastica si può riutilizzare, ma quanti di noi conservano le vaschette di gelato vuote per destinarle ad altro uso? Pochi, la maggior parte le gettano nella spazzatura dopo un lapidario usa e getta, o mangia e getta se preferite. Continua a leggere “Aziende del gelato rendete green le confezioni”

Il seggio elettorale green che non ti aspetti!

L’unico ricordo bello di queste votazioni non è certo il voto. Ho esercitato il mio diritto/dovere con rassegnazione, quella che serviva per mettere la croce sul “politico meno peggio”.
Lo spiraglio di positività viene da Davide, un amico incontrato al seggio elettorale che dopo i saluti ha aggiunto :”Non cucino più nei sacchetti di plastica e ho anche smesso con piatti e bicchieri usa e getta”.  Wow, che è successo?

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